La morte del commentatore conservatore Charlie Kirk lo scorso anno ha suscitato critiche diffuse da parte della destra quando alcuni utenti online sembravano deridere o addirittura celebrare la sua scomparsa. Figure come Matt Walsh criticarono questo comportamento, suggerendo che anche i più accaniti oppositori di Kirk lo piangerebbero se i ruoli fossero invertiti. Eppure, quando Renee Good, una madre di 37 anni, è stata colpita a morte da un agente dell’ICE a Minneapolis questa settimana, una risposta sorprendentemente diversa è emersa da molte delle stesse voci.
Invece di condannare, alcuni commentatori e seguaci di destra si sono apertamente fatti beffe della morte di Good. Lo stesso Walsh la definì una “agitatrice lesbica” morta proteggendo “truffatori somali con 68 QI”, facendo eco alla retorica xenofoba spesso impiegata dal presidente Trump. Le risposte sui social media sono state ancora più brutali, con un utente che ha definito la sua morte “la correzione del corso della natura”.
L’ipocrisia è cruda: mentre la morte di Kirk è stata inquadrata come una tragedia indipendentemente dall’appartenenza politica, la morte di Good è stata utilizzata come arma per giustificare ulteriori divisioni. Anche Trump è intervenuto, incolpando Good per la sua stessa morte definendola una “agitatrice professionista”. Le riprese video della sparatoria mostrano che Good tenta di manovrare il suo veicolo attorno agli agenti dell’ICE quando un agente ha sparato tre colpi attraverso il suo parabrezza, uccidendola sul colpo.
Sorprendentemente, Tucker Carlson, una voce conservatrice di spicco, ha trovato il vetriolo inquietante, chiedendosi perché così pochi a destra si avvicinassero alla situazione con un’empatia umana di base. “La sua morte è una tragedia, indipendentemente dalle sue affiliazioni partigiane”, ha scritto, un sentimento notevolmente assente dalla risposta del presidente.
Gli scienziati politici spiegano questo fenomeno come un pregiudizio di conferma estremo. Todd Belt, della George Washington University, osserva che le persone cercano spiegazioni che siano in linea con le loro convinzioni esistenti. Questo tribalismo ha raggiunto un punto in cui anche la decenza umana fondamentale viene scartata a favore della lealtà partigiana.
Steven W. Webster, ricercatore presso l’Università dell’Indiana, evidenzia i pericoli della “disumanizzazione partigiana”. Trattare gli oppositori politici come meno che umani apre le porte all’ostilità e alla derisione, come si è visto all’indomani della morte di Good. Mark Brockway, della Syracuse University, sostiene che non si tratta solo di una questione tra conservatori e liberali; si tratta di una “lotta” divorante in cui chiunque resista alla narrativa dominante diventa un nemico.
La situazione è così polarizzata che anche la risposta misurata di Carlson ha attirato critiche da parte di alcuni che lo hanno accusato di “decadere” dalla sua passata posizione intransigente. Il problema di fondo non è solo il disaccordo; è un rifiuto di riconoscere l’umanità condivisa.
Ridurre la rabbia politica e incoraggiare i leader a denunciare l’estremismo sono passi fondamentali verso la riduzione della tensione. Come conclude Webster, quanto più le élite politiche scoraggiano il tribalismo, tanto maggiori sono le possibilità di evitare un’ulteriore caduta nel sospetto, nell’ostilità e nella derisione.
























