Anche le persone disabili meritano riposo

12
Anche le persone disabili meritano riposo

Il presupposto secondo cui gli individui disabili dovrebbero essere sempre “produttivi” piuttosto che liberi di rilassarsi è un malinteso diffuso e dannoso. Non si tratta solo di comfort personale; riflette una più profonda svalutazione sociale delle vite dei disabili. Molte persone con disabilità vivono in un costante stato di incertezza, in cui le capacità fisiche e mentali fluttuano in modo imprevedibile. L’idea che il tempo libero sia un lusso che non si sono “guadagnati” ignora il fatto che la disabilità stessa è estenuante.

Il mito del contributo costante

Il problema centrale è radicato negli ideali ipercapitalistici che equiparano il valore alla produzione. Se si vede una persona disabile godersi la vita – viaggiare, socializzare – il presupposto immediato è che dovrebbe invece lavorare. Questa mentalità ignora il fatto che molte disabilità sono dinamiche, il che significa che i sintomi variano di giorno in giorno. A differenza delle persone non disabili, i cui corpi rispondono in modo prevedibile allo sforzo, le persone disabili spesso affrontano rischi più elevati quando si estendono eccessivamente.

Non si tratta di pigrizia; è una questione di sopravvivenza. Per molti, lo sforzo eccessivo non significa solo stanchezza, ma significa ricoveri ospedalieri, battute d’arresto e dolore cronico. L’energia spesa per combattere l’inaccessibilità sistemica e l’abbandono medico è già una forma di lavoro che non viene riconosciuta.

Mancanza di rispetto sistemica e realtà finanziarie

Lo stigma si estende all’assistenza finanziaria. Molte persone disabili fanno affidamento su programmi sociali a cui hanno contribuito per anni, ma affrontano il giudizio per averli utilizzati. Un autore racconta di un’amica che le aveva chiesto se “viveva alle spalle del governo” dopo aver appreso della sua incapacità al lavoro a causa di un incidente stradale. La realtà è che questi programmi sono destinati esattamente a questo scopo.

Questa mentalità rafforza la convinzione che le persone disabili non meritano le comodità basilari come le vacanze o i semplici piaceri. L’aspettativa che debbano sempre giustificare la propria esistenza attraverso il lavoro è crudele e irrealistica.

Riposo come Resistenza

Il riposo non è semplicemente cura di sé; è un atto politico. Per le persone disabili, spesso è una questione di vita o di morte. Superare l’esaurimento può portare a gravi conseguenze per la salute. L’autrice sottolinea che si impegna ogni giorno, ma deve ancora affrontare il giudizio di estranei che presumono che non stia facendo abbastanza.

L’autrice ricorda di essere stata fissata in un aeroporto mentre aspettava il diploma di scuola superiore di suo figlio. Gli sguardi sottolineavano l’aspettativa sociale che le persone disabili dovessero dimostrare costantemente il loro valore. Questo ci ricorda che molte persone disabili stanno già operando al massimo delle loro capacità, navigando in un mondo progettato contro di loro.

Il diritto alla dignità umana

In definitiva, le persone disabili meritano riposo proprio come chiunque altro. Il loro diritto al relax non è condizionato dalla produttività o dalla convalida sociale. Si tratta di riconoscere la loro intrinseca umanità e riconoscere che le condizioni croniche e le disabilità richiedono che venga data priorità al benessere.

“Il riposo non è solo un atto radicale di bonifica; spesso è una questione di vita o di morte.”

L’autore conclude con la decisione provocatoria di abbracciare il riposo in modo impenitente, anche di fronte al giudizio. Questa non è solo una scelta personale; è una sfida alla svalutazione sistemica delle vite dei disabili.